Bollettino creativo n.184

Quello sopra è il grafico del posizionamento di Sefirot. Tra i nostri competitor principali, oltre a manuali, corsi, chatGPT, abbiamo inserito anche il “talento” 😂

Piccola digressione sull’analisi di competitor. Ci sono due grandi errori che è facile compiere: il primo è non fare l’analisi di competitor per pigrizia, mancanza di tempo o per eccessivo entusiasmo (a volte capita di dire «Che figata questo progetto!» e dimenticare l’analisi); il secondo è credere di non avere competitor («Nessuno fa strumenti per la creatività come i nostri!»)

Importante 👉Tutti hanno competitor: i competitor sono tutti quelli che risolvono lo stesso problema che cerchiamo di risolvere noi. Nel caso di Sefirot sono manuali, corsi, coach, framework gratuiti, video su YouTube e sì, anche il talento («Non mi serve Fabula, io so già scrivere!», «Non ho bisogno di Cicero, ho sempre parlato bene in pubblico» ecc.) È stato utile tenerlo in considerazione perché ci ha fatto riflettere sul fatto che noi vogliamo essere d’aiuto sia a chi ha difficoltà a fare qualcosa ma anche a chi sa già fare e vuole potenziare quel che già c’è. Insomma vogliamo essere facilitatori e sostenitori del talento 🔥

🐈🐈🐈 Cosa abbiamo imparato questa settimana

L’altro giorno il team creativo mi ha consegnato degli elaborati che ho definito «infeedbackabili» (cioè non aveva nemmeno senso che perdessi tempo a dare i feedback) e per la frustrazione ho sbottato durante la call. Il lavoro era mediocre e ho chiesto se avessero intenzione di continuare così o se avessero finalmente voglia di eccellere.

🌈 Takeaway creativo: se ci mettiamo noi stessi, tutto è creativo
Sono io a gestire il team, la responsabilità è mia e, in fondo, l’altro giorno ho sgridato me stesso: per mesi ho lasciato correre, mi sono detto «Ma sì, dai, va bene» e non ho ispirato l’amore per l’eccellenza.
Ci sono due modi per lavorare: bene e male. E spesso per giustificare il lavorare male ci diciamo che non ci interessava davvero, non c’era abbastanza tempo ecc. Sono scuse ma, al di là di quelle, il problema è un altro: se siamo distratti con quello che facciamo, siamo anche distratti con noi stessi, ci buttiamo via, alla lunga ci corrode e ci indebolisce. Se invece lavoriamo con attenzione poi siamo fieri del risultato (sì, anche di un lavoro noioso) e questo ci nutre.
Non credo ci sia un modo per convincere qualcuno a lavorare bene, ma forse c’è un modo per convincere a dedicarsi a se stessi. Lavorare con attenzione (e questo vale ancora di più per chi fa un lavoro creativo) permette di misurarsi con i propri limiti e di crescere. Fare una cosa ben fatta ci dà la sicurezza di poter fare altre cose ben fatte. Il team oggi mi ha detto: «Vorremmo fare qualcosa di più creativo».
Il punto è proprio lì: se ci mettiamo dentro noi stessi con intensità e attenzione, tutto è creativo 🚀

Con ❤️,
Matteo


*** Bollettino creativo di Sefirot ***

In questo bollettino racconto come gestiamo una casa editrice.
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